Per molto tempo abbiamo pensato al trauma come a qualcosa di “solo psicologico”.
Oggi la ricerca ci mostra qualcosa di più profondo: le esperienze traumatiche possono influenzare anche il modo in cui il nostro corpo funziona, fino a incidere sull’espressione dei nostri geni.
Questo non significa che il trauma “rovini il DNA”.
Significa che può modificare il modo in cui alcuni geni vengono attivati o disattivati. Questo campo di studio si chiama epigenetica.
La buona notizia?
Questi cambiamenti non sono permanenti. E il lavoro terapeutico può favorire un riequilibrio anche a livello neurobiologico.
Cos’è l’epigenetica, in parole semplici?
Immaginiamo il DNA come un grande libro di istruzioni.
L’epigenetica è il sistema di “interruttori” che decide quali pagine di quel libro vengono lette e quali restano chiuse.
Le nostre esperienze — soprattutto quelle intense o traumatiche — possono influenzare questi interruttori.
Studi scientifici (tra cui quelli di Rachel Yehuda sul trauma e le generazioni successive, e ricerche sul sistema dello stress) hanno mostrato che eventi traumatici, in particolare se vissuti nell’infanzia, possono modificare i meccanismi che regolano:
- la risposta allo stress
- la produzione di cortisolo
- la sensibilità del sistema nervoso al pericolo
È come se il corpo imparasse a rimanere in allerta, anche quando il pericolo non c’è più.
Cosa succede nel cervello dopo un trauma?
Le ricerche in neurobiologia (come quelle di Bessel van der Kolk e altri studiosi del trauma) mostrano che il trauma può influenzare:
- L’amigdala, che diventa più reattiva (allarme sempre acceso)
- L’ippocampo, coinvolto nella memoria
- La corteccia prefrontale, che regola le emozioni e aiuta a distinguere il passato dal presente
Questo spiega perché, in presenza di un ricordo traumatico, il corpo può reagire come se l’evento stesse accadendo di nuovo.
Non è debolezza.
È un sistema nervoso che ha imparato a sopravvivere.
Il trauma può influenzare anche le generazioni successive?
Alcuni studi epigenetici suggeriscono che gli effetti dello stress traumatico possano influenzare la regolazione biologica anche nei figli.
Ad esempio, ricerche su figli di sopravvissuti a guerre o genocidi hanno evidenziato alterazioni nei sistemi di risposta allo stress.
È importante chiarire:
non si eredita il trauma come destino inevitabile, ma una possibile maggiore sensibilità allo stress.
E la sensibilità non è condanna. È plasticità.
Dove entra in gioco l’EMDR?
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio terapeutico validato da numerose ricerche scientifiche per il trattamento del trauma.
È riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come trattamento efficace per il Disturbo da Stress Post-Traumatico.
Ma cosa fa concretamente?
L’EMDR aiuta il cervello a rielaborare i ricordi traumatici che sono rimasti “bloccati” nel sistema nervoso.
Attraverso la stimolazione bilaterale (come i movimenti oculari), il ricordo viene integrato in modo più adattivo.
In altre parole:
Il ricordo non scompare,
ma smette di attivare il corpo come se fosse un pericolo presente.
EMDR ed effetti neurobiologici
Studi di neuroimaging hanno mostrato che dopo un percorso EMDR:
- Diminuisce l’attivazione dell’amigdala
- Aumenta l’integrazione tra aree emotive e cognitive
- Migliora la regolazione del sistema dello stress
Questo significa che il lavoro terapeutico non è solo “parlare del passato”, ma facilitare un vero cambiamento nel modo in cui il cervello elabora l’esperienza.
Se il trauma può influenzare l’espressione biologica attraverso meccanismi epigenetici, anche nuove esperienze di sicurezza possono promuovere cambiamenti positivi.
L’epigenetica è dinamica.
Il sistema nervoso può apprendere sicurezza.
Un messaggio importante
Se hai vissuto esperienze traumatiche e ti capita di:
- sentirti spesso in allerta
- reagire in modo intenso a situazioni apparentemente piccole
- provare ansia o blocco senza capirne il motivo
- rivivere ricordi intrusivi
non significa che sei “esagerato” o fragile.
Potrebbe essere il tuo sistema nervoso che sta ancora cercando di proteggerti.
La terapia EMDR lavora proprio lì:
non contro il sintomo, ma a favore dell’integrazione.
Non siamo prigionieri del nostro passato
Le esperienze traumatiche possono lasciare tracce profonde.
Ma il cervello è plastico.
Il corpo può imparare nuove modalità di risposta.
La relazione terapeutica, la sicurezza, la regolazione emotiva e la rielaborazione attraverso EMDR possono favorire un cambiamento che coinvolge mente e corpo.
La ferita può essere stata biologica.
Anche la guarigione può esserlo.
Federica Orlandi







